GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO: UNA PERICOLOSISSIMA PIAGA SOCIALE

GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO: UNA PERICOLOSISSIMA PIAGA SOCIALE

 

Il Codacons contro il GAP, una pericolosissima piaga sociale.
 
Da anni stiamo tentando di calmierare un fenomeno che non tutti conoscono: il gioco d’azzardo patologico.
 
Per questo collaboriamo, tra le altre circostanze, con Siipac lazio per elaborare strategie e attività di contrasto e prevenzione.
 
Innanzitutto che cos’è il gioco d’azzardo patologico?
 

Fonte: http://www.siipac.it/it/patologie/dipendenza-da-gioco-dazzardo

Il GAP, acronimo per il gioco d’azzardo patologico, è poco conosciuto sicuramente per il fatto di avere un’apparenza innocua, socialmente ben accettata e con profonde tradizioni popolari. In realtà, finché la sua pratica si mantiene nei termini di una tranquilla frequentazione, esso può svolgere un ruolo ricreativo e ludico assolutamente positivo. Pressanti problemi nascono quando, per una serie complessa e profonda di cause, il piacere del gioco diventa un impulso incontrollabile, patologico, che arriva a stravolgere i rapporti familiari, sociali, finanziari in una maniera forse ancora troppo sconosciuta nel nostro paese. Ma chi è il giocatore d’azzardo patologico? Nel corso della lunga esperienza maturata, il Dr. Cesare Guerreschi (“Giocati dal gioco”, Edizioni Kappa; 2000) ha ritenuto opportuno differenziare 6 macrocategorie di giocatori d’azzardo:

  • Giocatori patologici per azione: sono persone che hanno perso il loro controllo sulla loro attività di gioco d’azzardo. Quest’ultima per loro, è la cosa più importante nella vita, poiché li mantiene in azione e quindi “vivi”. Le relazioni ed attività familiari, sociali e lavorative vengono influenzate negativamente dall’attività di gioco.
  • Giocatori patologici per fuga: sono giocatori che trovano nell’attività di gioco sollievo da sensazioni di ansia, solitudine, rabbia o depressione. Usano il gioco d’azzardo per sfuggire da crisi o da difficoltà. In questo caso, il gioco ha un effetto “analgesico” e non una risposta euforica.
  • Giocatori sociali costanti: per queste persone il gioco d’azzardo è la forma principale di relax e di divertimento, ma è in secondo piano rispetto alla famiglia e al lavoro.
  • Giocatori sociali adeguati: queste persone giocano per passatempo, per socializzare e per divertimento. A questa categoria appartiene la maggioranza della popolazione adulta.
  • Giocatori antisociali: coloro che si servono del gioco al fine di ottenere guadagni illegali.
  • Giocatori professionisti: sono persone che giocano d’azzardo per professione e, considerandolo una professione si mantengono attraverso di esso.

Alle categorie dei giocatori patologici per azione e per fuga, appartengono le persone bisognose di aiuto psicologico e psichiatrico, chiamate anche vittime del gioco. Il loro è un mondo colmo di sofferenza, di bugie, debiti e disperazione. La scienza ufficiale ha riconosciuto il gioco d’azzardo patologico come disturbo mentale nel 1980. Il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, edito dall’American Psychiatric Association, ha incluso nella terza edizione dello stesso, il gioco d’azzardo patologico, definendolo come un impulso irresistibile e incontrollabile, che poteva progredire in intensità ed urgenza, consumando sempre più risorse di tempo, di energia di pensiero e di emozioni. I criteri diagnostici furono modellati su quelli delle tossicodipendenze ed includevano i concetti di tolleranza e astinenza.

 Come posso evitare di diventare ludopatico?
 
Il metodo migliore è quello di non giocare o, perlomeno, giocare il meno possibile – ad es. prefissandosi un budget al di sopra del quale si interrompe ogni giocata – e affidarsi sempre e solo a siti e concessionari di licenze legali.
 
Ho provato a seguire i vostri consigli ma non riesco a fermarmi: cosa posso fare?
 
Innanzitutto parlare del problema e coinvolgere parenti e amici è un ottimo modo per iniziare a rendersi conto del problema.
Ma non basta: serve aiuto da veri e propri professionisti del settore che sappiano come affrontare il problema.
Non tutti sanno che il g.a.p. è stato inserito nei lea (livelli essenziali di assistenza) per cui è possibile rivolgersi ai Servizi ambulatoriali di diagnosi, cura e reinserimento, pubblici o privati accreditati (SerT o SMI/Servizio Multidisciplinare Integrato “SerT privato accreditato”) chiedendo aiuto alla propria ASL di riferimento (alcuni comuni hanno attivato numeri verdi per poter ricevere richieste di aiuto).
 

Dove posso avere ulteriori informazioni?

 

Può essere visitato il sito del Ministero della salute al link:

Http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=60&area=Disturbi_psichici

Esistono delle norme capaci di contrastare la diffusione del gioco d’azzardo patologico?

Certamente sì. Molte Regioni hanno approvato specifici provvedimenti volti a prevenire la diffusione dei fenomeni di dipendenza dal gioco – anche se lecito – e a tutelare le persone maggiormente esposte ai rischi che ne derivano.
Si segnala, in particolare, il Consiglio Regionale delle Marche, che ha approvato la legge recante “Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico e della dipendenza da nuove tecnologie e social network“.
Questa legge prevede premi per gli esercizi “no slot”, vieta l’installazione di congegni per il gioco entro un raggio minimo di 300/500 mt. da “luoghi sensibili” (scuole, università, sportelli bancomat e simili), proibisce la pubblicità dell’apertura o dell’attività delle sale, incoraggia l’avvio di campagne informative sui danni prodotti dal gioco d’azzardo patologico.

 

Cosa fa il Codacons per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo patologico?

 
Basta scorrere la lista dei comunicati stampa, e la rassegna, riportati sotto, per scoprire l’attività che giornalmente il Codacons porta avanti per contrastare il gioco d’azzardo patologico.
Ma non solo. Forse non sai che il Codacons è stato inserito nell’Osservatorio istitutito ex art. 7 co 10 DL 158 del 2012
(VEDI ATTO DI NOMINA: CLICCA QUI)
e sta attivamente partecipando ai suoi lavori.

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